{"id":852,"date":"2018-08-03T09:41:46","date_gmt":"2018-08-03T09:41:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.digitalbimitalia.it\/?p=852"},"modified":"2018-07-30T15:00:26","modified_gmt":"2018-07-30T15:00:26","slug":"il-processo-di-kafka-norme-standard-e-linee-guida-nellera-del-bim","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digitalbimitalia-staging2026.senaf.it\/it\/news\/il-processo-di-kafka-norme-standard-e-linee-guida-nellera-del-bim\/","title":{"rendered":"Il Processo di Kafka: norme, standard e linee guida nell\u2019era del BIM"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: center\">Tra norme, standard, strane certificazioni, si osservano nell\u2019industria situazioni simili a quella di Josef K., l\u2019uomo che non ha accesso alla legge e che viene condannato per motivi ignoti nel Processo di Kafka.<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center\">Ci proponiamo di fare un po\u2019 di chiarezza tra le varie fonti normative e sul grado di libert\u00e0 che ciascuno di questi testi lascia all\u2019adozione da parte del singolo.<\/h3>\n<hr \/>\n<p>Uno dei principi cardine per l\u2019adozione di un\u2019innovazione \u00e8 la presenza di una norma che ne regolamenti l\u2019utilizzo. Durante l\u2019introduzione di una novit\u00e0 tecnologica e di processo, specie se dirompente come il Building Information Modelling, un po\u2019 di disorientamento \u00e8 normale. Per questo ci proponiamo di fare un po\u2019 di chiarezza tra le varie fonti normative a disposizione e sul grado di libert\u00e0 che ciascuno di questi testi lascia all\u2019adozione da parte del singolo.<\/p>\n<p>Sia chiaro che tutti gli standard sono uguali, tutti scaturiscono da un genuino e lodevole tentativo di fornire metriche di qualit\u00e0 ed eccellenza, ma alcuni standard sono pi\u00f9 uguali degli altri. E per riuscire a distinguere uno standard da un altro, in una situazione che davvero sembra uscita da una parabola di Kafka, ci viene in soccorso <strong>un altro\u00a0standard: la norma ISO\/TS 12911: 2012 (<em>Framework for Building Information Modelling Guidance<\/em>).<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-857 aligncenter\" src=\"\/public\/uploads\/sites\/11\/002_ISO.png\" alt=\"\" width=\"876\" height=\"283\" srcset=\"\/public\/uploads\/sites\/11\/002_ISO.png 957w, \/public\/uploads\/sites\/11\/002_ISO-300x97.png 300w, \/public\/uploads\/sites\/11\/002_ISO-768x248.png 768w\" sizes=\"(max-width: 876px) 100vw, 876px\" \/><\/p>\n<p>La norma ci offre una chiara terminologia e un glossario specifico per testi che hanno, per loro definizione, diversi livelli di approfondimento e diversi livelli di cogenza.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Internazionali<\/strong> o <strong>Sovranazionali<\/strong>, sviluppate da organi come ad esempio il CEN o la stessa ISO;<\/li>\n<li><strong>Nazionali<\/strong>, sviluppate dai singoli organi di governo;<\/li>\n<li><strong>Per uso commerciale<\/strong>;<\/li>\n<li>Specifici <strong>di azienda<\/strong> o <strong>di progetto<\/strong>;<\/li>\n<li>Specifici <strong>di un software<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-864 aligncenter\" src=\"\/public\/uploads\/sites\/11\/003.png\" alt=\"\" width=\"565\" height=\"424\" srcset=\"\/public\/uploads\/sites\/11\/003.png 565w, \/public\/uploads\/sites\/11\/003-300x225.png 300w\" sizes=\"(max-width: 565px) 100vw, 565px\" \/><\/p>\n<p>Trasversalmente a questo schema, si distingue tra:<\/p>\n<ul>\n<li>Una <strong>Policy<\/strong>, che definisce elementi chiave e obiettivi;<\/li>\n<li>Uno <strong>Standard<\/strong>, che assegna parametri misurabili;<\/li>\n<li>Una <strong>Procedura<\/strong>, che definisce chiaramente quali sono i passaggi di un workflow;<\/li>\n<li>Una <strong>Linea Guida<\/strong>, che favorisce raccomandazioni aggiuntive.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Qualunque testo stabilisca quindi come deve essere realizzato un modello, quindi, non \u00e8 uno standard: pu\u00f2 essere una procedura, o una linea guida. Uno standard non pu\u00f2 essere definito tale se non fornisce parametri misurabili il conseguimento dei quali pu\u00f2 essere raggiunto in una pluralit\u00e0 di modi.<\/p>\n<p>Nell\u2019industria, <em>Standard <\/em>sembra essere un termine estremamente popolare. Qualunque documento di specifiche, qualunque sia la sua cogenza, in presenza o meno di parametri misurabili, sembra potersi chiamare Standard. Abbiamo visto che non \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Mantenendo presente che uno standard si pu\u00f2 definire tale <strong>solo se fornisce parametri misurabili e offre flessibilit\u00e0 di workflow<\/strong>, si pu\u00f2 anche distinguere tra vari tipi di standard: vediamo quindi qual \u00e8 il livello di interazione che viene riconosciuto all\u2019operatore dell\u2019industria per ciascuno di questi tipi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Standard Accreditati<\/strong>. Si tratta di documenti che sono stati sviluppati attraverso un processo aperto, sotto la linea guida di organismi nazionali e internazionali. Le norme UNI ad esempio sono standard accreditati: vengono sviluppati da un ente privato riconosciuto a livello governativo, da un tavolo tecnico cui chiunque ha accesso, e prima di essere pubblicati vengono sottoposti a un processo multiplo di revisione pubblica che \u00e8 rigidamente normato.<br \/>\nIl potere dell\u2019operatore risiede nel processo di revisione pubblica o, a monte, nella possibilit\u00e0 di iscriversi al tavolo e partecipare alla sua redazione direttamente o tramite rappresentanza.<\/li>\n<li><strong>Industry Specifications<\/strong>. Sono pratiche dell\u2019industria che vengono formalizzate da un organo di rappresentanza, formale o informale, senza la vigilanza di un protocollo che garantisca la partecipazione di tutte le voci. Il potere di una Industry Specification risiede nella sua adozione da parte dell\u2019industria stessa. In questo, il potere dell\u2019operatore \u00e8 enorme: il potere di non adottarlo, di contestarlo pubblicamente, di svilupparne uno alternativo insieme ad altri suoi pari. \u00c8 l\u2019industria stessa a determinarne il valore tramite l\u2019eventuale adozione.<\/li>\n<li><strong>Standard di fatto<\/strong>. Si tratta dell\u2019ultima categoria: uno standard sviluppato e presieduto da una singola azienda o da un singolo gruppo. Qualunque documento sviluppato da un singolo ente, senza un consesso di parti, non ha valore di <em>Industry Specification<\/em> n\u00e9 pu\u00f2 avere cogenza normativa: pu\u00f2 ambire a diventare Standard di Fatto, ma acquisisce credibilit\u00e0 sulla base dell\u2019utilizzo da parte del resto del mercato.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella discesa dantesca da Standard Accreditati a Standard di Fatto, il potere del mercato &#8211; e del singolo all\u2019interno del mercato &#8211; \u00e8 enorme: accanto alla responsabilit\u00e0 di partecipare ai dibattiti pubblici e al processo normativo, vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di non allinearsi a imposizioni illegittime e irragionevoli. Perch\u00e9, al di l\u00e0 di tutto, il valore di uno standard viene deciso sempre dal suo livello di adozione nel mercato.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-868 aligncenter\" src=\"\/public\/uploads\/sites\/11\/004.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"283\" srcset=\"\/public\/uploads\/sites\/11\/004.png 500w, \/public\/uploads\/sites\/11\/004-300x170.png 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<h2>Per approfondimento:<\/h2>\n<ul>\n<li>Giuseppe M. Di Giuda, Sebastiano Maltese, Fulvio Re Cecconi, Valentina Villa. Il BIM per la Gestione dei Patrimoni Immobiliari: linee guida, livelli di dettaglio informativo grafico (LOD) e alfanumerico (LOI). Hoepli, 2017. <u><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.hoepli.it\/libro\/il-bim-per-la-gestione-dei-patrimoni-immobiliari\/9788820381639.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scopri di pi\u00f9 \u00bb<\/a><\/u><\/li>\n<li>Nathan Cortez, <em>Regulating Disruptive Innovation<\/em> in Berkeley Technology Law Journal (2014).<br \/>\n<u><a href=\"https:\/\/www.jstor.org\/stable\/24119940\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Scopri di pi\u00f9 \u00bb<\/a><\/u><\/li>\n<\/ul>\n<hr \/>\n<h3><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-848 alignleft\" src=\"\/public\/uploads\/sites\/11\/CCR_MG_3849.jpg\" alt=\"\" width=\"405\" height=\"607\" srcset=\"\/public\/uploads\/sites\/11\/CCR_MG_3849.jpg 405w, \/public\/uploads\/sites\/11\/CCR_MG_3849-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 405px) 100vw, 405px\" \/><\/h3>\n<h3>Chiara C. Rizzarda<\/h3>\n<p>Strategie Digitali srl &#8211; Fondatore<\/p>\n<p>Chiara C. Rizzarda ha studiato architettura, ma ha iniziato la sua carriera come interior designer e supervisore di cantiere per Piero Lissoni. Ha lavorato a progetti tra l\u2019Europa e il Medio Oriente fino a quando non si \u00e8 avvicinata al BIM, ricoprendo il ruolo di BIM Coordinator. Si \u00e8 poi spostata nello studio di Antonio Citterio e Patricia Viel.<\/p>\n<p>Insieme a Claudio Vittori Antisari, ha recentemente fondato Strategie Digitali e continua a lavorare per clienti sia privati che pubblici.<\/p>\n<p>Nel 2016 ha pubblicato con Tecniche Nuove \u201cLa Sfida del BIM\u201d. Con l\u2019aiuto del game designer torinese Gabriele Gallo, il libro \u00e8 corredato di un\u2019attivit\u00e0 applicativa inedita: un percorso a bivi.<\/p>\n<p><a class=\"btn btn-lg btn-primary my-2\" href=\"https:\/\/www.digitalbimitalia.it\/it\/autori\/chiara-rizzarda\/\">Vai alla biografia autore<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra norme, standard, strane certificazioni, si osservano nell\u2019industria situazioni simili a quella di Josef K., l\u2019uomo che non ha accesso alla legge e che viene condannato per motivi ignoti nel Processo di Kafka. 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